L’apertura del settore dei servizi offrirà nuove opportunità alle imprese

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​Una turista con un copricapo floreale si fa truccare in uno studio di fotografia turistica nel villaggio di Xunpu, a Quanzhou, nella provincia orientale del Fujian, il 18 agosto 2025. [Foto/Xinhua]

La Cina rilancia sull’apertura internazionale nel settore dei servizi. E per le multinazionali, il prossimo quinquennio (15º Piano, 2026-2030) si preannuncia ricco di opportunità. I decisori politici hanno già fatto sapere che intendono portare avanti le riforme per rendere il clima d’impresa più favorevole e sostenere la trasformazione economica del Paese.

Osservatori di mercato e dirigenti aziendali concordano: ci sarà più spazio per gli operatori stranieri e regole chiare e prevedibili, consentendo alle imprese internazionali di consolidare la propria presenza in Cina.

I dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica parlano chiaro: nel 2025 il valore aggiunto del terziario è cresciuto del 5,4% rispetto all’anno scorso, toccando quota 80.890 miliardi di yuan (quasi 11.780 miliardi di dollari). Il settore dei servizi ha tirato la volata, contribuendo da solo al 61,4% della crescita all’intera economia.

Il Rapporto sul Lavoro del Governo, presentato la scorsa settimana alla quarta sessione della 14ª Assemblea Popolare Nazionale, ribadisce la linea: più accesso al mercato e nuove aperture, con il terziario nel mirino.

Secondo Zhu Jiandi, deputato dell’Assemblea e managing partner per la Cina della BDO (network internazionale di revisione contabile), puntare all’espansione dei servizi nel corso del 15º Piano Quinquennale non è una scelta casuale.

«Quando l’industria manifatturiera si avvicina al punto di saturazione, le economie più avanzate virano naturalmente verso i servizi», ha spiegato Zhu. Il passaggio dalla vendita di beni a quella di servizi, ha aggiunto, può dare una spinta al PIL e far evolvere l’industria grazie a comparti come la finanza e l’innovazione.

Per Wei Xiang, ricercatore dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali di Pechino, la spinta all’apertura, insieme all’integrazione tra digitale e manifattura avanzata, attirerà nuovi fornitori stranieri di servizi tecnologici e spingerà ancora di più la campagna “Invest in China”.

I dati del Ministero del Commercio confermano la tendenza: a gennaio il terziario ha attirato 64,04 miliardi di yuan di investimenti diretti dall’estero, con i servizi di ricerca, sviluppo e progettazione che hanno fatto segnare un +175,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Nel corso di una conferenza stampa a margine dei lavori dell’Assemblea Popolare, il ministro del Commercio Wang Wentao ha annunciato che la Cina intende favorire l’importazione di servizi di consumo di alta qualità, a partire da quelli medico-sanitari. Il tutto rientra in una strategia più ampia per sviluppare il commercio dei servizi.

In questo scenario, Sherri He, managing director per la Cina di Kearney (società di consulenza americana), vede nei servizi professionali un alleato fondamentale. Le grandi firme della consulenza, spiega, stanno aiutando le imprese a far dialogare il valore dei marchi internazionali con le sensibilità del mercato locale. L’obiettivo? Imparare e interpretare il nuovo “linguaggio del valore emotivo” dei consumatori cinesi e costruire un legame più solido con il Paese.

Wu Dongming, AD per la Cina di DHL Express, nota un altro fenomeno: anche i consumatori delle città medie e piccole oggi hanno accesso a beni e servizi internazionali di qualità paragonabile a quella delle metropoli. «E parallelamente», aggiunge, «i produttori di queste città e contee stanno imparando a giocare la partita del commercio globale in prima persona».

Roberta Lipson, direttrice dell’US-China Business Council e fondatrice di United Family Healthcare, è convinta che il vero potenziale dell’economia cinese stia proprio qui: usare l’innovazione della new economy per trainare lo sviluppo dei servizi e dell’industria.

 

Fonte: China Daily