Dal fiume Huangpu al Gran Canale di Venezia: inaugurazione a Venezia della mostra personale di Du Haijun
L'8 maggio, come evento collaterale alla 61ª Biennale Arte di Venezia 2026, la mostra Du Haijun. Chronicles of the Floating City ha aperto i battenti al Centro Culturale Don Orione Artigianelli di Venezia. Venezia è forse un altro approdo per questo pittore cinese che proviene dalle rive del fiume Huangpu. La mostra resterà aperta fino al 29 luglio.
Chronicles of the Floating City ripercorre il percorso di innovazione di Du Haijun negli ultimi anni, presentando per la prima volta alcune delle sue serie di opere interculturali, transcontestuali e intermediali. La mostra comprende dipinti realistico-astratti tipici dell’artista, una serie di sculture realizzate con resti di legno di vecchie imbarcazioni, nonché le inedite opere di arte digitale create in collaborazione con il giovane artista Li Muzi.
La curatrice italiana della mostra, Alessandra Pozzi, ha dichiarato durante l’inaugurazione: “Le opere di Du sono profondamente immerse nel respiro e nel battito unici della città di Venezia”.
All’inaugurazione della mostra erano presenti anche Shang Hui, illustre critico d’arte e direttore del Comitato di Teoria Artistica dell’Associazione degli Artisti Cinesi, e Wang Chunchen, professore presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino e curatore del Padiglione Cinese alla 55ª Biennale di Venezia.
Nella “Floating City” di Du Haijun, tempi e spazi diversi, materialità e culture differenti si incontrano. Le finestre dei grattacieli di Shanghai e quelle dei vicoli cinesi “aprono le tende” a Venezia. Il pittore svela sulla tela le contraddizioni della modernità dietro quelle finestre, offrendo così uno sguardo di respiro universale.
Alla mostra, di tanto in tanto alcuni visitatori fermavano Du Haijun per scambiare chiacchiere. Il tema della Biennale di quest’anno è “In Minor Keys”. Du Haijun ha affermato: «Il “minor” non è sinonimo di debolezza, ma rappresenta un modo di esprimersi più vicino all’individuo, più sincero e più delicato. L’arte non può risolvere tutti i problemi, ma è in grado di creare un’abitudine preziosa: l’abitudine di vedere gli altri».
Fonte: Shanghai Observer