Uno shanghainese e un italiano: fotografie di 40 anni fa li fanno incontrare
Il fotografo italiano Andrea Cavazzuti, 67 anni, vive in Cina da oltre quarant’anni ed è l’“amico italiano” citato da Wang Xiaobo; Lu Yuanmin, 76 anni, è invece uno dei fotografi più rappresentativi della documentazione della vita quotidiana di Shanghai.
Recentemente, presso il Shanghai Duolun Museum of Modern Art, nella mostra (Un)masked. Sino-Italian Contemporary Photography Exhibition, le fotografie in bianco e nero scattate dai due artisti in Cina tra gli anni ’80 e ’90 sono state esposte per la prima volta in forma affiancata. I due si sono così incontrati per la prima volta e hanno dialogato.
Primo incontro: una sensazione di “già visto”
Una fotografia di Cavazzuti del 1981, Nanchino, ha riportato Lu Yuanmin indietro nel tempo: nell’immagine, un uomo osserva con attenzione un negativo fotografico.
Era un’epoca in cui bisognava “attendere”. Davanti ai chioschi improvvisati per lo sviluppo fotografico nei parchi, le persone si radunavano, tra ansia ed entusiasmo, aspettando che le foto si sviluppassero. Una sensazione molto diversa dalla gratificazione immediata di oggi, quando si può controllare lo scatto subito dopo aver premuto il pulsante: allora si trattava piuttosto di un’attesa sospesa, carica di incertezza.
“Guardando una foto del genere, si rivive un’intera epoca”, ha detto Lu Yuanmin.
Per Cavazzuti, invece, le opere di Lu Yuanmin erano state viste in passato solo in modo frammentario, su riviste. Solo in questa occasione ha potuto “vederle” davvero in modo sistematico. Ha scoperto solo una volta arrivato alla mostra che i loro lavori erano presentati in forma di “dialogo”.
Eppure, questo dialogo non ha prodotto un senso di forte differenza, bensì una sorprendente vicinanza: “Entrambi registriamo la realtà e non cerchiamo deliberatamente di costruire un’atmosfera”, ha detto Cavazzuti.
Nel 1981, Andrea Cavazzuti, allora studente di lingua cinese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, arrivò per la prima volta in Cina all’età di 22 anni. Il suo interesse per il Paese nacque già in adolescenza, dalla curiosità suscitata dalle mappe e dal fascino esercitato dal sistema dei caratteri cinesi. Nel 1982 si iscrisse all’Università Fudan, dove studiò letteratura cinese contemporanea, laureandosi nel 1984.
Interno ed esterno: due modi di osservare la Cina
Già oltre quarant’anni fa, gli obiettivi di Lu Yuanmin e Cavazzuti mostravano attenzioni simili. Tuttavia, il primo catturava il tempo sospeso negli spazi interni, mentre il secondo documentava la vita che si dispiega nelle strade.
L’uso di pellicole a bassa sensibilità e della luce naturale costringeva Lu Yuanmin a fotografare vicino alle finestre. Così, la “finestra” diventa un elemento ricorrente nella serie Shanghainese: è al tempo stesso fonte di luce e confine, che delimita il punto di osservazione.
Anche nelle fotografie di Cavazzuti compare la “finestra”, ma il suo sguardo proviene dall’esterno, con la distanza e lo sguardo straniero di un osservatore.
Nelle sue immagini, la Cina dei primi anni ’80 appare come una “vita aperta”: mangiare, lavorare, comunicare e persino riposare avvengono negli spazi pubblici; gli oggetti sono disposti nelle strade, formando insieme alle persone una struttura visiva aperta.
Dal punto di vista temporale, le opere dei due fotografi tracciano anche una linea involontaria dell’evoluzione della società cinese: dalla vita “esposta” degli anni ’80 nelle immagini di Cavazzuti, alla possibilità negli anni ’90, per Lu Yuanmin, di accedere agli spazi interni grazie a relazioni personali, fino alla progressiva chiusura degli spazi privati negli anni successivi. Un certo confine sociale viene così costantemente riaffermato.
Che si tratti di un “osservatore esterno” o di un “testimone interno” radicato a Shanghai, nessuno dei due entra nella realtà con un progetto rigidamente definito. Entrambi sono guidati da un’attrazione istintiva verso momenti specifici.
È proprio questo approccio quasi intuitivo alla fotografia che ha permesso a due persone, mai incontratesi prima, di incontrarsi attraverso immagini scattate quarant’anni fa.
Fonte: The Paper