Un designer italiano che vive in una tradizionale longtang di Shanghai

italian.shanghai.gov.cn| 2026-01-26

Quando il designer italiano Andrea Recchi, per motivi di lavoro, si è trasferito in un vicolo residenziale di via Taixing, nel distretto di Jing’an, non immaginava ciò che avrebbe incontrato nella comunità, né tantomeno pensava che avrebbe vissuto lì per sei anni. Dall’Italia alla Cina, nei suoi ricordi di frequenti traslochi, questo è il luogo in cui ha abitato più a lungo.

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​Andrea esce di casa [Foto di Wang Hanzhen / The Paper]

Il rapporto di Andrea con i vicini è iniziato da uno scontro tra abitudini di vita.

Era una giornata di sole e Andrea, estremamente sensibile al colore e all’estetica dello spazio, appena uscito dall’edificio rimase di stucco: proprio davanti alla porta di casa sua era stato posizionato di traverso uno stendibiancheria, su cui erano appesi i panni appena lavati, variopinti, di una famiglia vicina.

“Questi vestiti, piazzati così all’improvviso in mezzo al vecchio vicolo residenziale… accostati all’edificio storico in stile inglese dai toni grigio-bianchi in cui abito, sono davvero incredibili” Subito gli venne in mente la scena di amici in visita: “Che impressione avrebbero di me? Mi sentivo davvero imbarazzato.”

Andrea avrebbe voluto comunicare con i vicini, ma, consapevole di essere uno straniero, temeva che la comunicazione potesse non andare a buon fine. Dopo averci pensato a lungo senza trovare una soluzione, non gli restò che rivolgersi ai funzionari del comitato di quartiere con cui era solito essere in contatto per sfogarsi.

Il funzionario del comitato di quartiere a cui si era rivolto, dopo aver ascoltato il racconto, ritenne che, sebbene il conflitto tra vicini fosse di poco conto, riguardasse comunque le richieste dei residenti e l’immagine del vicolo residenziale, fosse quindi necessario prima chiarire la situazione. Informandosi, emerse che quella famiglia, a causa dello spazio ridotto in casa e del numero elevato di persone, aveva pensato che il vicolo residenziale fosse un’area pubblica e, senza accorgersene, aveva “sconfinato”. Il comitato di quartiere mise in contatto entrambe le parti per una mediazione; i vicini espressero comprensione e trovarono un altro luogo più adatto per stendere i panni.

Fu così che Andrea ebbe il suo primo contatto con l’“algoritmo umano” del vicolo residenziale: nei rapporti di vicinato, il calore umano conta più delle ragioni formali.

La risonanza nata da un salotto

Ma ciò che permise davvero ad Andrea di integrarsi nella comunità fu un salotto di divulgazione sulla pelletteria “cucito su misura” per lui dalla sub-prefettura. Con sua sorpresa, poco dopo la pubblicazione del post di iscrizione, i più di venti posti disponibili andarono esauriti “in un attimo”.

Andrea aveva preparato materiali come mele, funghi e bambù per presentare ai vicini le sue idee sulle tendenze dei materiali in pelle. Il pubblico in sala, che fossero zie e zii di Shanghai in pensione da molti anni o famiglie con bambini, ascoltava con grande interesse.

I residenti hanno raccontato che ascoltare un vicino straniero parlare di conoscenze così professionali li rendeva molto felici[MF1] ; Andrea scoprì per la prima volta che tra gli abitanti della comunità c’erano anche colleghi andati in pensione provenienti dal settore dell’abbigliamento. Si rese conto che, nel vicolo residenziale apparentemente ordinario, si nascondevano non solo la curiosità degli altri, ma anche un sé stesso di cui c’era bisogno.

Andrea presenta conoscenze sulla pelletteria durante il salotto [Foto fornita dalla sub-prefettura]

Oggi, dopo aver vissuto in questo vicolo residenziale per sei anni, Andrea ama molto questa zona. Il forte senso di umanità che si respira qui gli fa sentire di essere a casa.

 

Fonte: Shanghai Observer