Flatform: Concert for Films and Works sta per risuonare
Artisti: il collettivo Flatform
Curatori: Francesco D’Arelli, Paolo Mele, Claudio Zecchi
Periodo della mostra: dal 1° maggio al 28 giugno 2026
Organizzatore: Power Station of Art, Museo d’Arte Contemporanea di Shanghai
Dal 1° maggio al 28 giugno 2026, il Museo d’Arte Contemporanea di Shanghai (PSA) presenta la prima grande mostra personale in Cina del collettivo artistico italiano, Flatform: Concert for Films and Works. La mostra offre una presentazione sistematica delle importanti pratiche creative di questo collettivo di arte video di quasi vent’anni. La mostra è organizzata dal Museo d’Arte Contemporanea di Shanghai, con il sostegno speciale dell’Ufficio Culturale del Consolato Generale d’Italia a Shanghai e della XIII edizione del Premio «Italian Council» della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura italiano, ed è realizzata in coordinamento con Ramdom (Italia).
Per il collettivo Flatform il video è da sempre il punto di partenza della propria creazione; mentre le opere fisiche, siano esse pittoriche, scultoree o performative, costituiscono il corrispettivo materiale che compone il video, traducendo l’intangibilità delle immagini in movimento in presenze concrete tra oggetti e spazio. In questo processo di trasformazione emergono ulteriori qualità, che attecchiscono e si sedimentano all’interno delle opere. Luce e Ombra e Opere, nel titolo della mostra, non sono soltanto una giustapposizione, ma sono l’espressione del loro peculiare modo di creare. Attraverso il video, l’installazione e la combinazione e trasformazione di diversi media, il collettivo Flatform inserisce in uno stesso circuito elementi apparentemente differenti, intrecciandoli e mettendoli in relazione reciproca, come in una sorta di concerto in continua generazione.
La mostra presenta nel complesso più di dieci gruppi di opere installative, costituiti dai video e dalle relative opere fisiche corrispondenti. Tra queste, Non si può nulla contro il vento è la nuova versione che il collettivo Flatform ha creato appositamente per Shanghai. L’audio dell’opera è composto da diversi tipi di suoni del vento e, dopo essere stato sottoposto a una spazializzazione, viene distribuito su quattro registratori analogici. Quando i nastri si riavvolgono, vengono generati ulteriori suoni di vento che originariamente non esistevano nel film. In parallelo, la serie di disegni Un secondo di vento dispiega uno per uno i 25 fotogrammi consecutivi che compongono l’unità temporale del film, rivelando così il modo in cui il tempo è organizzato all’interno dell’immagine in movimento.
Attraverso la collaborazione e l’interazione tra le opere, la mostra invita lo spettatore a entrare in un raffinato dispositivo della coscienza, in cui luce e ombra e le opere si rispecchiano e si trasformano reciprocamente. Guardare non è più soltanto un atto visivo, ma una ricerca reiterata sulle forme del tempo, sulla memoria della materia e sui confini della percezione.
Fonte: The Paper