Un dialogo sino-italiano attraverso le immagini “sotto la maschera”

italian.shanghai.gov.cn| 2026-04-14

Il 9 aprile, la mostra (Un)masked. Sino-Italian Contemporary Photography Exhibition si è inaugurata presso lo Shanghai Duolun Museum of Modern Art.

La mostra è curata da Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura del Consolato Generale d’Italia a Shanghai, e da Zeng Yulan, direttrice dello Shanghai Duolun Museum of Modern Art. Incentrata sul tema dei “volti”, la mostra riunisce oltre 100 opere di fotografia e opere video realizzate da dieci artisti (o gruppi) cinesi e italiani.

La serie più suggestiva della mostra è quell’accostamento delle opere di Andrea Cavazzuti e Lu Yuanmin.

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Alla mostra, l’accostamento delle opere di Andrea Cavazzuti e Lu Yuanmin. [Foto/The Paper]

Andrea Cavazzuti è nato nel 1959 a Modena. Negli anni ’80 si è laureato in Lingua e Letteratura Cinese e ha iniziato la sua vita in Cina, che continua fino ad oggi. Nel 1984 ha completato il suo primo lavoro fotografico in bianco e nero in Cina, che è stato pubblicato più tardi in un volume fotografico intitolato Riposo! – Cina 1981-84. Le sue opere esposte in questa mostra sono tratte da questo volume.

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L’opera di Andrea Cavazzuti. [Foto/The Paper]

Invece Shanghainesi di Lu Yuanmin, scattata tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, ha come protagonisti parenti, vicini e colleghi dell’autore. L’accostamento delle opere dei due artisti crea una sottile sovrapposizione visiva.

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Shanghainesi di Lu Yuanmin, stampa gicl é e, 60 x 90cm, 1990-2000. [Foto fornita a The Paper]
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All’inaugurazione della mostra, Andrea Cavazzuti (a sinistra) dialoga con Lu Yuanmin (a destra). [Foto/The Paper]

A contrapporsi a questa dimensione storica è la rappresentazione dei volti dei giovani contemporanei offerta da Ma Hailun e Shi Yang. Le loro opere Giovani di Kashgar e Tra lo Stretto di Taiwan si concentrano sul modo in cui i giovani cinesi di oggi esprimono la propria posizione e identità attraverso i volti.

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Alla mostra, Giovani di Kashgar di Ma Hailun. [Foto/The Paper]

Invece le opere degli artisti italiani, come Giovanni Capriotti, Giovanni Pungetti e Guido Harari, sottolineano la struttura del tempo e della memoria. Il collettivo artistico Studio Azzurro trasforma i ritratti statici in un processo di continua trasformazione.

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Giovanni Pungetti, La Viero after the Lowland Dust, stampa gicl é e, 50 x 70cm, 2005. [Foto fornita a The Paper]

Il progetto “Maleonn’s Studio Mobile” dell’artista cinese Ma Liang trasforma la fotografia in una pratica partecipativa. L’opera Ritratti inesistenti di Yang Wenbin solleva invece un’ulteriore domanda: se i volti possono essere generati dall’intelligenza artificiale, essi indicano ancora “l’esistenza”?

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L’opera di Yang Wenbin, Ritratti inesistenti. [Foto/The Paper]

 

Fonte: The Paper