Un dialogo sino-italiano attraverso le immagini “sotto la maschera”
Il 9 aprile, la mostra (Un)masked. Sino-Italian Contemporary Photography Exhibition si è inaugurata presso lo Shanghai Duolun Museum of Modern Art.
La mostra è curata da Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura del Consolato Generale d’Italia a Shanghai, e da Zeng Yulan, direttrice dello Shanghai Duolun Museum of Modern Art. Incentrata sul tema dei “volti”, la mostra riunisce oltre 100 opere di fotografia e opere video realizzate da dieci artisti (o gruppi) cinesi e italiani.
La serie più suggestiva della mostra è quell’accostamento delle opere di Andrea Cavazzuti e Lu Yuanmin.
Andrea Cavazzuti è nato nel 1959 a Modena. Negli anni ’80 si è laureato in Lingua e Letteratura Cinese e ha iniziato la sua vita in Cina, che continua fino ad oggi. Nel 1984 ha completato il suo primo lavoro fotografico in bianco e nero in Cina, che è stato pubblicato più tardi in un volume fotografico intitolato Riposo! – Cina 1981-84. Le sue opere esposte in questa mostra sono tratte da questo volume.
Invece Shanghainesi di Lu Yuanmin, scattata tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, ha come protagonisti parenti, vicini e colleghi dell’autore. L’accostamento delle opere dei due artisti crea una sottile sovrapposizione visiva.
A contrapporsi a questa dimensione storica è la rappresentazione dei volti dei giovani contemporanei offerta da Ma Hailun e Shi Yang. Le loro opere Giovani di Kashgar e Tra lo Stretto di Taiwan si concentrano sul modo in cui i giovani cinesi di oggi esprimono la propria posizione e identità attraverso i volti.
Invece le opere degli artisti italiani, come Giovanni Capriotti, Giovanni Pungetti e Guido Harari, sottolineano la struttura del tempo e della memoria. Il collettivo artistico Studio Azzurro trasforma i ritratti statici in un processo di continua trasformazione.
Il progetto “Maleonn’s Studio Mobile” dell’artista cinese Ma Liang trasforma la fotografia in una pratica partecipativa. L’opera Ritratti inesistenti di Yang Wenbin solleva invece un’ulteriore domanda: se i volti possono essere generati dall’intelligenza artificiale, essi indicano ancora “l’esistenza”?
Fonte: The Paper